Michele Volpi Spagnolini

La fragilità fa parte della vita,
ne è una delle strutture portanti,
una delle radici ontologiche, […]
da considerare come umana esperienza
dotata di senso […] e non come malattia
che può essere se non curata.

E. Borgna, La fragilità che è in noi (2014), p.5

Nel lavoro che svolgo all’interno del progetto della scuola di musica Dedalo, “Musica in aiuto”, mi prendo cura, attraverso la Musicoterapia non-verbale, prevalentemente delle seguenti fragilità:

  • Rare sindromi di origine genetica.

  • Gravi compromissioni psicomotorie dovute a complicanze durante il parto e/o legate a problematiche sviluppatesi durante la gestazione.

  • Ritardi generalizzati dello sviluppo (“Spettro autistico”).

  • Sindrome di Down.

La seduta ha generalmente una durata di 45 minuti che può essere modulata in funzione delle possibilità del paziente e in relazione all’evoluzione della relazione terapeutica.

Il setting viene appositamente allestito secondo delle caratteristiche corporo-sonoro-musicali della persona.

In un’ottica di accoglienza incondizionata e di comprensione dell’unicità dell’individuo, la seduta può svolgersi in presenza dei genitori, singolarmente col musicoterapeuta o, nei casi che lo consentano, in un contesto di gruppo.

La scelta dei “maediatori” (ovvero gli strumenti sonoro-musicali utilizzati per creare un’interazione emotiva basata sulla terapeuticità della RELAZIONE), viene studiata e pensata in base alle personali caratteristiche e potenzialità comunicative del paziente.

Il percorso terapeutico viene integrato con periodici colloqui con i genitori al fine di “monitorare” insieme la situazione di crescita e sviluppo anche e soprattutto fuori dal setting terapeutico.

Ove possibile, vengono eseguiti colloqui di aggiornamento con le altre figure professionali che si prendono cura dei nostri pazienti con terapie “altre” di supporto (picologi, neuropsichiatri, educatori, psicomotricisti, psicopedagogisti, assistenti sociali ecc.).

Parte integrante del mio lavoro è costituita dalle ‘supervisioni’, ovvero momenti di riflessione condivisa con specialisti del settore come psicoanalisti o musicoterapeuti, che consentono di gestire al meglio, attraverso ulteriori punti di vista e consigli, l’andamento del mio operato con ognuno dei pazienti.

LA MUSICOTERAPIA BENENZONIANA O NON-VERBALE,

LA STORIA, I RICONOSCIMENTI E LA SUA DIFFUSIONE NEL MONDO

La Musicoterapia non-verbale viene creata dal Dott. Benenzon.

Musicista, medico e psichiatra, nel 1966 inaugura questo modello di Musicoterapia attraverso l’istituzione di un corso specifico presso la facoltà di Medicina dell’Università del Salvador di Buenos Aires diventando in seguito co-fondatore della World Federation of Musictherapy della quale è attualmente membro onorario.

Il Modello Benenzon è stato riconosciuto come uno dei cinque più importanti al mondo durante il IX Congresso Mondiale di Musicoterapia tenutosi a Washington nel 1999.

La Musicoterapia non verbale è sostenuta da quasi cinquant’anni di clinica, documentata da un’ampia letteratura teorica sviluppata anche grazie alla continua crescita di cui la divulgazione didattica è parte integrante. Divulgazione che viene ancora effettuata a mezzo di corsi, conferenze e pubblicazioni tenuti del Dott. Benenzon stesso, dai centri di musicoterapia non verbale sparsi in tutto il mondo e dalle figure professionali (i Magister) che si sono formate nel Modello non-verbale.

Per ulteriori approfondimenti Vi invitiamo a visitare il sito ufficiale della Fundacion Benenzon con sede in Buenos Aires: http://www.fundacionbenenzon.org

CHE COS’È LA MUSICOTERAPIA NON-VERBALE O BENENZONIANA E COME SI SVOLGE

La Musicoterapia non-verbale è una disciplina specialistica transdisciplinare che utilizza la musica ed il suono per costruire tra il musicoterapista ed il paziente una relazione terapeutica, con interventi mirati sulla sofferenza psicofisica e con l’obbiettivo di migliorare la qualità della vita.

La seduta di musicoterapia non-verbale si svolge in un setting in cui i partecipanti vengono invitati ad ‘abbandonare’ la parola (ovviamente questa non è una regola dogmatica alla quale forzare il Paziente, ma semplicemente un invito ed una condizione espressiva alternativa a cui egli stesso arriverà senza imposizioni ma naturalmente nel procedere del percorso terapeutico) per interagire, esprimersi, dialogare e relazionarsi con l’Altro da sé, liberamente utilizzando il corpo, la voce, il movimento e strumenti musicali come xilofoni, maracas, congas, tamburi: tutti di semplice accesso e utilizzo e fruibili sia in modo convenzionale che non.

Gli strumenti musicali diventano gli intermediatori o facilitatori della comunicazione non-verbale.

Quindi, in questa accezione, nel setting non-verbale è possibile utilizzare come intermediatori della comunicazione, oggetti della natura (acqua, terra, legno), oggetti appartenenti alla vita quotidiana del Paziente (scatole, cucchiai, fogli di carta, oggetti a lui particolarmente cari e famigliari ecc..) e, cosa che è parte integrante di un possibile percorso terapeutico, strumenti musicali che vengono creati dal Paziente stesso con materiali reperibili in casa o nella natura.

PROCESSI PSICOLOGICI IN AMBITO NON-VERBALE

In questo ambito si parla di relazione terapeutica in una situazione di dialogo definito non-verbale, in cui il messaggio viene veicolato attraverso i suoni e la gestualità.

Nel contesto non-verbale la musica ed il suono sono in grado di amplificare le potenzialità terapeutiche della relazione.

Il processo psicologico, che trae ispirazione e riferimento dalla teoria piscoanalitica freudiana, messo in atto nel non-verbale e che promuove una trasformazione volta a migliorare la qualità della vita, si suddivide in tre fasi sostanziali:

1. Regressione

Ripristinare una modalità di comportamento e di dialogo tipici dell’epoca

pre verbale, di natura puramente sensoriale ed emozionale.

2. La ‘progressione’ psicologica

Ri-vivere il “pre verbale”, in una situazione di protezione e condivisone, promuove un processo di ‘espansione’/trasformazione della mente.

3. Armonizzazione

Trasformazione psicologica che migliora la capacità dell'individuo nel difficile compito di mediare le esigenze del mondo interno con quelle del mondo esterno, nella direzione di promuovere le sue capacità innate, le sue peculiarità, le sue qualità individuali, la sua originalità.

Requisiti fondamentali per favorire questo processo di ‘espansione’ della mente sono tutti riferiti alla ‘protezione’ di questa modalità relazionale, ‘costruita’ mantenendo saldo il concetto che il paziente viene accolto in modo incondizionato.

Egli viene protetto nella sua volontà di mettere in gioco se stesso in un ambiente in cui il Musicoterapeuta, prestando una continua attenzione alle sue esigenze, cerca di favorire l’interazione, il dialogo e l’espressione delle emozioni che la relazione fa emergere.

Il tutto lo si realizza creando un luogo fisico e metaforico, appunto, in cui il processo terapeutico sia eticamente tutelato.

AMBITI DI INTERVENTO

Il non-verbale crea e favorisce essenzialmente lo sviluppo della comunicazione, e quindi la valorizzazione delle potenzialità relazionali dell’individuo: per questo si è potuto osservare come sia efficace non solo in ambiti in cui la sofferenza psicofisica sia centrale nell’esistenza o in particolari momenti delle ‘stagioni’ della vita, ma anche in situazioni socio-educative in cui vi sia la necessità di potenziare le originalità degli individui in funzione del contesto psico-sociale in cui vivono.

Da questo possiamo individuare due ambiti di intervento:

A. Ambito riabilitativo

  • Nevrosi e psicosi

  • Patologie di origine genetica

  • Ritardi psicomotori dovuti a problematiche insorte durante la gravidanza e/o il parto

  • Autismo

  • Problemi di apprendimento in età scolare

  • Ritardi mentali di natura neurologica

  • Malattie degenerative come Alzheimer e Parkinson

  • Dipendenze di varia natura come tossicodipendenze ed alcolismo

  • Stati di coma

  • Trattamenti del dolore cronico

B. Ambito educativo/rieducativo

  • In contesti sociali ad alto rischio psico-relazionale

  • Favorire la funzione di recupero dei detenuti per il loro reinserimento sociale

  • Agevolare le delicate fasi della crescita individuale a partire dall'età pre-scolare fino ad arrivare all'adolescenza, con riferimento a specifiche problematiche di ‘contenimento’ delle emozioni che incidono sulle capacità di apprendimento, mantenimento dell’attenzione e l’armonizzazione dei legami interpersonali in ambito famigliare e sociale.

  • Supporto alle mamme nella fase di gestazione

  • Stati di convalescenza

  • Nelle dinamiche relazionali all'interno di gruppi di lavoro

(Nello specifico campo di applicazione dei Gruppi di Lavoro, è stato evidenziato come la Musicoterapia Benenzoniana sia particolarmente efficace nel consolidare le relazioni tra colleghi, motivando ogni individuo a collaborare con gli altri pur mantenendo una certa autonomia e originalità di vedute).


CONCLUSIONE

Con questa breve relazione si spera di avere dato indicazione di come la Musicoterapia non-verbale, in generale, si possa definire come una terapia non invasiva, come esperienza alternativa di vivere se stessi attraverso le proprie emozioni, come modo valido di condividere il nostro ‘sentire’ con chiunque, come percorso che ci consenta di ‘trasportare’ al di fuori del setting terapeutico capacità ed originalità individuali, trasformate e soprattutto potenziate per rapportarci con noi stessi e gli altri con…più vita.


Michele Volpi Spagnolini

progetto Dedalo “Musica in aiuto”

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